Cultura

Progetto “Vallicaldi”, una cultura resiliente

   Negli anni passati si riusciva a respirare la quiete della vita quotidiana che sembrava rassicurare ciascuno nei bisogni più immediati, sicurezze che si offrivano come anestetico a quella vita che giorno dopo giorno ci consegnava ad un domani pieno di speranze e promesse che oggi potremo definire spezzate.

La cultura di quegli anni restava relegata alla sfera di pochi ma pregiatissimi uomini, grandi, talvolta lungimiranti. Gli unici atti a perseverare in quella forma intellettuale ormai memoria di pochi e possesso di ancora meno.

     Oggi, a dispetto di una maggiore coscienza di quello che ci circonda e del villaggio globale, informatissimi sui fatti di pirateria internazionale o sui delitti oltreoceano, pieni di dispositivi tecnologici che ci mettono in contatto in tempo reale ed in modo multimediale, non siamo andati avanti in fatto di cultura. La cultura, ieri relegata alla sfera di pochi, oggi è strumento di commercio o, peggio ancora, di pseudo-intellettuali sempre alla moda e sulla cresta dell’onda, schiavi dello Share, del proprio ego e della loro ignoranza.

La vera cultura è riuscita a sopravvivere grazie al suo istinto di conservazione esercitato al pari di ogni altro organismo vivente. Questa, lontana dai riflettori, dal clamore della politica, dal giogo di padrini dell’ultim’ora, da corsie preferenziali, da “determine” da quattro o cinque cifre, è riuscita a sopravvivere in spazi angusti, ruvidi, circondati da tufi umidi dai sedimenti antichi. La sua voce, come echi di sirene ammalianti, ha ancora il potere di incantare e di parlare al cuore dei cuori ormai induriti e di strappare, per un attimo, dalla bocca dei potentati parole di una verità nuda, reale, auto-accusatoria. Si concedono applausi a questa cultura genuina, come per dire:  “Hai ragione tu”, ma intendendo che oramai per noi è troppo tardi e non possiamo più affrancarci.

Questa cultura, a volte sostituendosi al buon senso di amministratori e di una classe dirigente oramai deficitaria, tenta di colmare quel gap esistente tra istituzioni e cittadini, amministratori e amministrati o per meglio dire, male amministrati. È dunque necessario un modo nuovo, e mai provato prima d’ora, di ricoprirsi di una veste sconosciuta ma necessaria nei nostri tempi per continuare, attraverso questa resistenza, a guardare al futuro non come fa un vecchio che ne vede le scure conseguenze, ma come un giovane, con i suoi occhi pieni di speranze, di aspirazioni e di vita.

Questo è stato inteso dalle associazioni promotrici del progetto “Vallicaldi” ad Agrigento.

Un nuovo scenario si prefigura: scevro da ogni forma di condizionamento, lontano da personalismi che dall’esterno, o da quel presunto interno, hanno cercato di infiltrarsi, usando “Vallicaldi” per la propria sete di protagonismo. Tutto ciò per appagare i canti irresistibili delle sirene del proprio ego, preponderante e foriero di dissidi e dissensi immaginati e trasposti nella realtà come presunta visione del vero. In realtà, si trattava, di trasposizioni personali di proprie qualità, nonché di una visione condizionata dalla cieca voglia di emergere sempre e comunque.

Tutto questo, insieme a false vicinanze del mondo della politica, non ci appartiene perché l’importanza da noi tutti ritenuta, di una cultura libera è solidale, è stata e sarà la barra dritta tenuta come principio fondamentale a ispirazione di ogni nostra azione.

Una cultura “resiliente” quindi, capace di far fronte in maniera positiva a tutti i contrasti talvolta anche forti, di riorganizzarsi positivamente dinnanzi le difficoltà, e che attraverso giovani agrigentini è stata capace di ricostruirsi rimanendo sensibili alle opportunità positive che il centro storico offriva, senza perdere mai di vista quella sensibilità e quella umanità che è, ed è stata sempre, alla base di ogni nostro progetto. Nonostante tutto, e talvolta contro ogni previsione si è fatto fronte alle contrarietà fornendo nuovo slancio all’azione fino al raggiungimento di risultati significativi.

Giuseppe Greco