Giuseppe Greco

Quando Emanuele mi chiese una nota biografica, qualche anno fa mi rifiutai perché ritenevo e ritengo di non essere così importante per scrivere da solo il percorso della mia esperienza. Emanuele allora, con grande capacità, aggirò l’ostacolo chiedendomi semplicemente di raccontare il mio vissuto fotografico, e da abile consulente filosofico, mi spiegò come questa pratica sarebbe servita da catalizzatore per recuperare il monito socratico di cui abbiamo bisogno proprio nelle situazioni di disequilibrio.
Proverò, con questo spirito, sperando di farlo in modo semplice, perché ciascuna storia della vita è piena di eventi significativi e certamente il lettore di questo sito sarà interessato soltanto a quelli che più possono aver influito o determinato la mia attività di fotografo. Cosa importa al lettore conoscere date, fatti, curriculum e referenze di un favoleggiante fotografo di cui poi vedrà degli scatti nel mentre di un catartico processo creativo? Non sarà forse più interessante segnalare eventi o esseri umani cui la vita intesa come “l’arte dell’incontro” ha voluto porre sul mio personale cammino della vita, contaminando le mie azioni future?
Sono nato ad Agrigento nel 1974. Il primo avvenimento da citare, forse quello che più ha modellato il mio spirito ancora fanciullo, è stato il coinvolgimento di mio zio Lillo (Calogero Greco) nei suoi lavori di sviluppo e stampa in una camera oscura ricavata in casa. Avevo sei anni quando dentro quella stanza dalla fioca luce rossa vedevo apparire come per magia l’immagine fotografica impressa sulla carta, immersa in una bacinella. Lì avvenne la mia genesi fotografica, il mio imprinting.
Negli anni 90′ collaboro col Giornale Biancoazzurro di Renato Nicosia, esuberante quanto estroso personaggio, molto pittoresco e sotto certi aspetti il primo ad Agrigento a fare satira a 360°. Allora giovane ventenne instauro con Nicosia un rapporto di fiducia, che mi porterà a conoscere veramente la Città pubblica, collaborando prevalentemente ad eseguire le foto per il giornale con una fotocamera compatta a pellicola della Yashica sviluppando le foto e successivamente scannerizzandole sul PC per inserirle nell’impaginazione del giornale che avevo traghettato dall’analogico al digitale.
Negli anni 2004/2007 collaboro con la Croce Rossa di Padova e dal 2012 ad oggi con la Croce Rossa di Agrigento fotografando, per testimoniare l’impiego dei volontari, tutti i servizi d’istituto nell’espletamento delle loro funzioni.
Nel 2014 contribuisco come fotografo sul Portale fotografico della Croce Rossa Italiana documentando con immagini il fenomeno dell’immigrazione e il conseguente impegno della Croce rossa nella gestione del fenomeno migratorio.
Coadiuvo a titolo gratuito con alcuni giornali Online per la fornitura di foto di reportage, attraverso collaborazione esterna con alcune agenzie di immagini, e scatti di diverso genere.
Tralascio anche la vita familiare, sia perché non appassionerebbe alcun curioso ma soprattutto perché dovrei far navigare il lettore attraverso continui cambi di luoghi per ragioni di lavoro che, in ogni caso, hanno rappresentato per me delle fondamentali opportunità. Non potrei mai e poi mai evitare di menzionare i miei due splendidi figli, inestinguibili fonti di gioia e di ispirazione, nonché progetto più ambizioso della mia vita.
Poi, nell’Aprile del 2013 finalmente acquisto la prima Reflex digitale della Canon che sostituisce quella analogica della Minolta e che mi introduce definitivamente nel mondo del digitale già assaggiato con alcune compatte digitali della Nikon.
Nello stesso anno nel mese di luglio partecipo a quella che poi tanti scriveranno come di una rivoluzione culturale, e che rappresentò per me una meravigliosa condivisione collettiva insieme a persone con cui, per motivi di affinità o di cultura mai avrei pensato di potere conoscere e di apprezzare. Il progetto Vallicaldi che vide ad Agrigento diverse generazioni e tanti giovani cittadini riconquistare una parte della città traghettandola dal disinteresse e dalla fatiscente condizione ad una condizione più nobile attraverso un procedimento di rigenerazione urbana e sociale. Si è così costituito un vero e proprio laboratorio di idee e d’azione ma anche un centro di studi e un osservatorio sociale, riponendo le parole come mera risorsa per fronteggiare ogni problema.
In quel “fuoco” di passioni e di speranze, scattai i momenti più belli che la nostra Città moderna avesse vissuto fino a quel momento, documentando ogni giorno per la durata di diversi mesi la vita e le attività delle varie associazioni culturali compresa la propria. Ho avuto l’opportunità di avvicinarmi con perizia e cautela allo stupendo mondo della fotografia di reportage, raccontando sempre con molta empatia, cercando il rapporto con la gente, immergendomi nella vita dei luoghi, cercando di fotografare “l’odore della vita”, divenendone poi appassionato cultore.
Queste sono, personalmente le origini che muovono le mie azioni e da cui attingo e prendo ispirazione, nient’altro che l’insondabile bagaglio umano di risorse interiori, che non è altro che la memoria di noi stessi.

Giuseppe Greco

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