Intervento Rosi Lesto

Rosi LestoEmanuele mi ha chiesto di dare una lettura emotiva al testo del suo libro “Risonanze Impolitiche”. Ed io con questo spirito scrivo che entrata nel mondo dei pensieri raccolti da Emanuele Enrico Mariani ho provato gioia, l’ho sentito un po’ mio. Si tende a guardare in chiave musicale un suono che si riconosce. Ed io conosco Emanuele, da anni. Mi piace di lui il modo di una ricerca disciplinata, costante, e musicale. Perché nella scrittura tecnica del libro riconosco e intuisco la musica che lui ama e che è capace di suonare al pianoforte. Musica che attraversa e illumina in parti poetiche che danno, al bisogno, una riga di luce speciale al senso del discorso, mentre Emanuele curando gli appunti degli studi filosofici ne ricercava, come lui dice, a pagina 24 del suo libro ‘Risonanze Impolitiche’ una medietà possibile all’interno delle contraddizioni e auspicava un ritorno alla creatività.

Ecco, lui ricerca nella filosofia come un astronomo ricerca la musica delle stelle, dei percorsi armoniosi che queste compiono nelle galassie. E se il macrocosmo e il microcosmo trovano delle corrispondenze, e se speriamo che esse possano ritrovarsi nella sensibilità che è contenuta dentro ciascuno di noi, questo libro esprime le sue sincere ricerche.
Emanuele dice nella sua introduzione: “la sospensione intimamente sentita in me di un incompiuto”, e ci trasmette la sua forza vitale di un animo filosofico che ha la sua naturale (se così mi si consente di dire qui) propensione e passione che ricerca le modalità possibili capaci di andare oltre ogni origine e ogni fine. Ed è lui, Emanuele Enrico Mariani nel dialogo costante e riconoscente con il mondo delle voci che hanno affidato al tempo e a noi il frutto del pensiero della propria personale realtà tradotta in tensione di ricerca futura. Emanuele nel confrontarsi con Jurgen Habermas e Jean Petitot dice a pag. 13 di aver cercato “di rintracciare all’interno di ogni prospettiva esplorata gli stimoli positivi” che “.. parevano concorrere ad un quadro di possibile comunicazione nell’insieme”.  
Quanto è vero, nei nostri tempi. E come è vero in tutti i tempi dell’uomo, quel bisogno di andare oltre e al di fuori degli schemi che ci irrigidiscono nelle posizioni sterili; così vero e utile (per l’uomo) per andare incontro a ciò che è il migliore benessere della collettività. Mi piace l’Emanuele colloquiale del suo libro quando parla di se stesso e con noi in presa diretta a proposito delle risonanze che si pongono sui differenti livelli e piani di possibile traduzione, lui che si premura di ricordarle alla luce delle esperienze che va via via compiendo – elaborandone le stesure negli appunti – dal campo più intimo delle relazioni personali con gli amici, con le donne, con la fede.

E anche in poesia e in pittura accade, mi è di esperienza, che le risonanze nelle esperienze divengano una preziosa chiave di accesso al mondo più ampio e contemporaneo per le assonanze, le associazioni, gli orientamenti delle linee di vita in cui lasciamo catturarci per virtù di un pensiero, per etica di coscienza o per cuore. E quanto Emanuele esprime in queste sue parole nel suo processo di crescita che descrive dal tempo della sua prima giovinezza come quel tempo delle lotte politiche che lui dice: “ci si sforzava di interpretare tra le differenze generazionali e il mutato quadro sociale e tradizionale di insieme”. Ritrovo nei termini che lui usa: “una sfida, dunque una scommessa in cui non più, o soltanto un ideale facevano da ponte alla riflessione comune”, e precisamente in quei termini scelti quali: “una sfida”, “una scommessa” e “un ideale”, le sue parole chiave per l’azione del cambiamento. Poiché oggi in questa nostra società si cammina nella notte, dove la notte potrebbe idealmente rappresentarsi, se devo tradurre in termini emotivi le tre frasi chiave scelte da Emanuele, in tal modo: – il poter camminare in una foresta, gioco con un occhio/orecchio che non vede e non udisce e tuttavia mentre appoggia il piede sul suolo, comprende”.

In questo senso di espressione, a mio giudizio, il distacco da un eccessivo dogmatismo o dal martellante rumore che ci accompagna ogni giorno e l’immersione nella ricerca filosofica che e’ il mondo ‘vero’ e intimo del momento, può cambiarne il meccanismo che lo inceppa mediante l’apertura di buone prese d’aria di coscienza per le nuove identità possibili che vengono ricercate, attraverso la volontà dell’accogliere pronto, le integrazioni con la coscienza di chi siamo…. Attraverso le passioni delle discipline nobili che conducono ad ognuna delle virtù spirituali quali l’arte, la musica, la poesia e liberatorie quali il gioco, per approdare a una filosofia politica più virtuosa, etica, spirituale, che adotta una curiosità, una semplice voce dell’accogliere e del ‘dire’ aperto e spontaneo che Emanuele ha praticato molto bene durante tutti gli anni in cui apparteneva al mondo della scuola e dei suoi alunni, quei bambini ai quali insegnava e da quali tanto, come dice, ha appreso.
Mi piace molto, nel suo libro, la citazione dell’amore tratta dai Diari di Hannah Arendt a pag. 19 che desidero trascrivere integralmente: “l’amore è una potenza, non un sentimento. Si impadronisce dei cuori ma non nasce dal cuore. L’amore è una potenza nella misura in cui l’universo è vivo”. Ho scoperto leggendo “Risonanze impolitiche” il piacere della crescita personale per avere incontrato nel suo testo molti stimoli interessanti, uno dei quali trascrivo con piacere dalle selezioni scelte da Emanuele:

un feedback intenso di Hannah Arendt come affermazione che il male può essere presente ma inconsapevolmente. Lei, filosofa, giornalista, ha scritto in occasione del processo Eichmann del 1962 un libro straordinario e così tanto attuale anche ai giorni nostri dal titolo: “La banalità del male”. Ecco lei nelle scritture scelte per noi da Emanuele Enrico Mariani dice: dove c’è il “potere” non c’è amore e dove c’è amore non c’è “potere”, perché l’amore, fondamentalmente è un abbandono, è un perdersi per essere responsabilmente migliori. Ma Emanuele entra nel pieno della questione con una visione contemporanea e ci parla di una “facoltà del volere” correlata al potere che veicola in ciascun luogo la propria istanza dove il piano di interpretazione, auto-interpretazione e auto-percezione della soggettività a modalità di virtu’ va a sconfinare nel campo della dimensione oggettiva comune, rompendo tuttavia, anche gli argini delle dicotomie classiche e facendosi ponte “tra ciò che è ‘mio’ o può essere tale, e ciò che è condiviso o potrebbe divenirlo”. Ecco, ‘ci vuole una grande volontà di coscienza per ricompattare un tu in noi, o un grande dramma’. E tale banalità resta comunque presente se non si fa leva su un pensiero etico libero nel proprio giudizio e nella sua capacità di discernimento. Emanuele cita nuovamente la Arendt a pag. 22 per trovare gli strumenti utili al fine di migliorare la nostra visione critica.
E’ qui che dobbiamo identificarci, perché se “realmente vogliamo” siamo già nel nostro lavoro, nel nostro piccolo, capaci di costruire ponti tra le diverse realtà amministrative per una azione libera e risolutiva di un “qualcosa” eticamente più valido e giusto. Emanuele sottolinea i termini “potere”, “potenza” e “possibilità” a pag. 23 del libro delineandone gli aspetti implicati con precisione attenta.
Oggi bisognerebbe indignarsi a piene ragioni per essere “più veri” di qualunque cosa propagandata nel ‘dire’ della politica per nascondersi all’evidenza e, forse, questa cambierebbe.
La storia stessa insegna che gli uomini si forgiano e cambiano rotta attraverso la sofferenza, abbandonando quei passaggi leziosi che volevano irridersi degli Eterni su scommessa dei componenti che le appartennero. In quel caso simbolo, non di una stessa e sola – ma di molte, una morte può essere una perla di natura reale. Perché paradossalmente e sino a quando un sole di luce non li scuote, ‘gli uomini e i luoghi alle radici’ – è difficile sradicare essi uomini ed essi luoghi dalle abitudini che creano le attitudini. Sappiamo, quanto si struggano uomini e luoghi per rifiutare un estremo; ma non si può cambiare qualcosa se non si vuole che esista. Così gli uomini si stringono nell’unico tema gestibile: il cambiamento e la paura. E io li immagino in poesia di metafora compressi gli uni e gli altri in un barattolo come le sarde e il sale, per qualunque soluto di tormento, con la speranza che vive e muore in essi quel punto più doloroso che si ha. La storia lo insegna: con il dolore si marchiò una stella a se stessa a fuoco che la struggeva, in un mondo di croci. – Ora, la mezzaluna islamica avanza in un mondo di croci e la stella si difende. Un tempo, la croce avanzava sulla mezzaluna e scacciava la stella. Simboliche rappresentazioni di un pensiero millenario si ripetono in gesti che cambiano i mondi dalle origini della storia umana, che incidono tracce di ciò che siamo, in divenire, nel bene e nel male.
Ecco, Emanuele incide una traccia per noi nel suo libro e io abbandono adesso un pensiero, e così nella storia degli uomini le parole attraversano terreno e terreno fino a cadere come le foglie:

morte d’autunno, morte d’inverno stelo per stelo, lettera per lettera, storia per storia, con le parole che cadono e si rialzano a termometro del loro tempo, dal tempo in cui hanno incominciato ad esistere.

“La banalità del male” della Arendt, per inversione del concetto mi rimandava a una fragilità del bene. Attratta dal pensiero stesso, durante la lettura del testo di Emanuele andavo a ricercare il libro tra le mie cose di casa. Non avevo il libro della Arendt ma avevo il libro “La fragilità del bene” di Martha C. Nussbaum letto molti anni fa e nel quale, per calcolo delle probabilità aprendo il libro più o meno a metà, ritrovavo il secondo coro dell’Antigone:

A tutta la stirpe di Cadmio
comune è questo dolore,
e la città spesso muta
nei suoi giudizi la lode
di ciò che ogni volta è giusto.

(vv. 1068-1071)

Ecco, mi era giunto questo spunto di confronto ulteriore per le “Risonanze Politiche” di Emanuele che lascio aperto per lui che, con attitudine e indole, ritiene la ricerca e il dialogo fondamento di apertura e di crescita al di là degli schemi e delle rigidità. Dice Emanuele Enrico Mariani, “nelle differenze, nel gioco, nelle trasfigurazioni, nelle interpretazioni, nelle evidenze, negli allineamenti, nella misurazione dei calcoli e delle probabilità…” un po’ di statistica fa molto bene, nel rapporto tra il cielo e la cultura materiale…. affronta il tema della sospensione, tema presente nell’arte pittorica e nella mia ricerca poetica d’arte, di passione ‘tra rarefazione e segno’ per gioco di delizia a me molto caro… quando penso che se fossimo consapevoli davvero che tutto questo bene prezioso non è scontato, riusciremmo a essere veramente connessi con l’esistenza gioiosa comprendendo quanto sia importante vivere e quanto sia fondamentale vivere bene, nel riuscire a immergersi nella vita con questa natura di amore per tutto ciò che è bellezza, purezza e infinito. Ma la mia è una visione da artista. Emanuele mi ha scelta per questo in questo spazio di riflessione. Ama unire l’arte con più di una voce al fine di recuperare una visione di insieme utile, interessante finestra nella filosofica globalità delle altre voci del suo insieme.
Emanuele, distingue tra poesia e filosofia ma le unisce se cerca di dare le valenze a chi ha già dato le denominazioni, navigando nel mare reale, guardando al futuro e lasciando affiorare come riferimenti quei pensieri dei filosofi a lui cari e che lui ama. E in questo, a me piace molto. Mi piace formarmi attraverso i suoi spunti dialogando attraverso il suo libro. Ricerca le corrispondenze, ne attraversa il corridoio dalla sorgente proiettandosi avanti in questo tempo ricercando quello che si può unire e lasciandocelo vedere.
E’ molto bella la sua riflessione a pag. 73: “la purezza del pensiero coincide con la forza dell’interiorità intensiva nella misura in cui questa è espressione e frutto dell’eterno dell’uomo coniugato col in modo complesso con il suo aspetto transeunte”.  
Ecco, leggendo Emanuele ho la sensazione che il filosofo, come il poeta, se ne sta un po’ al di fuori, ferito nel suo interno, con una volontà consapevole: la comprensione e la ricerca della sofferenza di una umanità che non sa “percepire” in quel preciso momento, il cambiamento di un istante per allontanarsi dal processo irrigidito e attuare nel bene la scelta migliore per il bene etico. Nella Pubblica Amministrazione e nella Politica non siamo mai stati in stato di bisogno come adesso che ricerchiamo la virtù e l’etica affidate alle bocche di chi “se ne veste” e lo dico tra virgolette.
Poiché nulla è più sincero della musica di un ideale in una azione vera compiuta col cuore su questa terra. E nulla è più insincero di chi argomenta e adotta a diplomazia un buon governo del ‘nulla’ che tiene tutto fermo o inneggia ‘velatamente’ all’importanza dei compartimenti stagni della ragione sul cuore di questa terra. (per la tridimensionalità fattiva di pag 21 del testo).
Ecco, Emanuele. Io ti ringrazio perché attraverso l’incisione della tua traccia in questo tuo libro anch’io ho lasciato andare, grazie a te, un mio pensiero che guarda ed entra dentro la vita e le persone, prima di appoggiare l’occhio di bellezza dell’artista da un’altra parte. 
E grazie per la tua preziosa parte relativa alla condivisione e alla comunicazione di te, aperto e sincero per noi, a pagina 15 del tuo libro.

Piccoli aforismi di Rosi Lesto per Risonanze Impolitiche di Emanuele Enrico Mariani:

– ‘La virtù’:
Con le vene della pelle, ricercava, musica.
Qui, dove è vero che si scrive
e si continua a scrivere di tutto,
quant’è vero che senza ‘lei’
Noi, mai ci saremmo cercati.

– L’ombra, fu necessaria alla luce tanto quanto la vita necessitò di un dolore, per l’evoluzione delle sue forme.

– Per ricerca di un pensiero delizioso da curare e proteggere, si può essere capaci di risplendere.

– Mi piace pensare che per qualunque muro e soluto di tormento, una poesia passerà e si terrà quel vento del passare attraverso.

Le parole che ho donato per te in questo spazio, non sono più mie.
Erano mie, e non lo sono più.

Suonano piano
conoscono musica
vivono, natura
osservano il segreto
della sapienza
del cielo.
furono il frutto dolce
della mia anima.
E ancora,
mi accarezzano.

Grazie, Emanuele.

Rosi Lesto.