La carne sigillata

Rompo la mia carne sigillata.
Voglio abitare nelle mie vene, ai margini delle ossa,
Nel labirinto del cranio.
Mi ritiro nelle mie interiora.
Prendo posto nella mia merda, nel mio sangue.
Da qualche parte ci sono corpi che vengono fatti a pezzi
Perché io possa abitare nella mia merda.
Da qualche parte ci sono dei corpi che vengono aperti
Perché io possa starmene solo con il mio sangue.
I miei pensieri sono ferite nel cervello.
Il mio cervello è una cicatrice.
Voglio essere una macchina.
Braccia per afferrare, gambe per camminare, nessun dolore.
Nessun pensiero.”

(Hamletmaschine – Heiner Müller)

La voce di lei si sovrappose, come al solito:

LEI – Secondo me parli da solo e non te ne rendi conto.
LUI – Sto provando a scrivere una storia.
LEI – Che storia?
LUI – Non capiresti.
LEI – Provaci.
LUI – Una storia che ci riguarda. Forse ho già tentato di scriverla da qualche parte e me ne sono dimenticato.

Cominciò a raccogliere a caso fogli sparsi qua e là attorno la poltrona, allungando semplicemente le braccia

LUI – Non mi ricordo l’inizio. Potrei continuarla.
LEI – E che importanza può avere?
LUI – Un tentativo per renderci riconoscibili.
LEI – Non cominciare ad essere difficile, per favore.
LUI – Ecco, lo sapevo.

Si alzò come senza motivo. Rovistò sul tavolinetto. Trovò un pacchetto di sigarette. Se ne accese nervoso una. Si ricompose sulla poltrona. Fumò.

Ritornò alla sua voce interiore:

LUI – Ci sono storie che nessuno conosce perché nessuno le racconta. La vita di certe persone trascorre inosservata senza sapere chi la decide. Che valore può avere la nostra vita se nessuno la racconta? A volte ho l’impressione che siamo noi stessi a fare di tutto per tenerla nascosta. E dire che la nostra esistenza sembra scorrere così ordinata… prestabilita…. Esattamente come la si vuole. Non sarà che la starà scrivendo qualcun altro e non ce ne accorgiamo?

Altre profonde boccate. Scosse la radio. Ne venne fuori uno struggente suono di chitarra, Gnossienne numero 1 di Erik Satie.

Le abitudini, le scansioni circadiane, gli sbalzi d’umore, le regolazioni metaboliche, i cali di zucchero: la fame, sì: la fame

LEI – Hai fame?, disse lei, priva di ogni connotazione protettiva. Ma come faceva a saperlo?
LUI – No, disse lui, ancor più distaccato.
LEI – Dev’esserci un po’ di latte. Anche dei biscotti, disse lei facendo trasparire una sua vaga voglia.
LUI – Saranno muffiti, disse lui senza rancore.
LEI – Li ho comprati ieri, se non ti dispiace. O te li sei già mangiati tutti.? – Versami un po’ di latte. Freddo. In un bicchiere, per favore.

Lui controvoglia si alzò e si mise a cercare il latte. Non lo trovò:
LUI – Dove accidenti lo hai messo? Non lo trovo.
LEI – Lascia stare, ci penso io, disse lei, alzandosi. Magari faccio un caffè. Ne vuoi anche tu?
LUI – Vabbè, disse lui andando a risistemarsi sulla poltrona.

[…]

Un Brano, liberamente tratto da
La carne sigillata
di Salvatore Nocera Bracco.