Giuseppe Greco

Logica Fotografica

Riflessioni sulla fotografia analogica

Mi sono chiesto in questi giorni se bisogna cercare un senso a qualcosa che un senso non c’è l’ha. Vengo al punto, non sempre le azioni che compiamo devono avere un senso squisitamente logico come imporrebbe la nostra intelligenza razionale. A volte la strada da percorrere non può attraversare gli stretti vicoli della ragione, a volte bisogna farsi trasportare dalle emozioni, dai sentimenti e dalla magia delle loro pratiche. La fotografia analogica è una di queste azioni, la cui logica è logica solo nel momento in cui essa assume per noi un’importanza talmente forte da abbattere ciò che ogni logica razionale vorrebbe.

Pellicole, soluzioni chimiche per sviluppo fotografico, vecchie macchine fotografiche analogiche sarebbero per logica “fuori tempo”, lontane anni luce dalla nostra realtà fatta di pixel e dati telematici. In un mondo fatto oramai di scatti digitali condivisi in tempo reale, di frammenti della nostra realtà fissati dai nostri moderni dispositivi, si trova ancora qualcuno che, senza alcuna logica apparente, ha voglia di tornare indietro, di tornare ad una foto ricercata, pensata e studiata prima nella propria mente e che racconti più di quella frazione di secondo che serve per scattarla e condividerla in rete. Quando mi sono interstardito ad avventurarmi in quel magico mondo che avevo accarezzato da bambino, riempiendo la mia infanzia di immagini e di pratiche da camera oscura, grazie anche alla disponibilità da adulto di un patrimonio analogico che era appartenuto a chi, con la stessa passione e impegno mi aveva preceduto e che forse, involontariamente aveva messo nel mio inconscio quel seme che è la passione per la fotografia, non avevo riflettuto sul fatto che ciò che facevo avesse una ben precisa natura raziocinante. Avevo semplicemente fatto guidare le mie azioni da quel turbine di passione e di ricordi che riecheggiavano nel tessuto della mia memoria e per quell’affetto tuttora intatto a distanza di moltissimi anni, che ho sempre avuto, ed ho tutt’ora, per mio zio Lillo.

Giuseppe Greco

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