Presentazione


I dipinti di Elba Rizzo riflettono la sua personalità complessa e hanno i colori vivaci del suo carattere.
Essi sono una forma di autoritratto di questa donna-artista.
Donna-artista è binomio inscindibile in Elba Rizzo: ogni sua opera parla al femminile, ha la forza e la fragilità propria della donna. Vi si respirano atmosfere ermetiche, significati simbolici, enigmi, grovigli del pensiero e dell’anima che finiscono per caratterizzare e connotare il suo iter espressivo.
Si muovono sulla medesima direttrice i corpi e i volti di donna dipinti fino a ieri e i manichini di oggi.
I volti delle sue donne, assorti in un misticismo estetizzante o in una irrealtà favolistica, talvolta con occhi vuoti in contesti estranei, quasi sempre dagli sguardi intensi e dagli atteggiamenti passionali, contrastano solo apparentemente con le sue ultime rappresentazioni.
Semmai, nella serie dei manichini si riscontra un simbolismo più accentuato e il rifugio al fantastico e al misterioso di sapore metafisico. E se si vuole cogliere una qualche differenza almeno formale, non può sfuggire il tono vagamente surrealista di quest’ultima produzione artistica di Elba Rizzo. Che a dire il vero non è assente nelle tele precedenti dove non mancano elementi e significati al simbolismo e in cui il ricorso alla metafora, al misterioso, all’assurdo è frequente.
Solo che “ora” quel mondo femminile complesso, di cui si diceva innanzi si esibisce in questo teatrino di manichini quasi tutti senza bocca, spesso senza neppure gli occhi, il naso e le orecchie, tutti metafore di desideri impossibili.
Gli stessi titoli dati dalla pittrice a questi suoi quadri alludono a quel mondo. Sia che si chiamino “Promessa d’amore”, “Color mucca”, “Baratro dei desideri”, “Sogno messicano”, “Il re dell’imbroglio”, “Vado via da te”, “Venere” o “Giulietta e Romeo” essi riportano all’interiorità fantastica, all’onirico, al simbolico, al surreale.
Quasi, o meglio di sicuro, a esternare quelle inquietudini profonde e irrazionali, quelle immaggini misteriose e sconnesse che si agitano dentro e creano atmosfere magiche e spesso innaturali. E l’esternazione, in Elba Rizzo si materializza nei manichini senza volto che si muovono in ambienti surreali coi loro sogni impossibili, tra i mille freni dell’esistenza, non liberi volendo essere liberi, incapaci di amare pur desiderando amare, prigionieri a volte del conformismo e dell’incapacità di essere sinceri, volendo fare e non riuscendo a fare.
L’impronta surrealistica e metafisica o neometafisica è evidente per gli espliciti richiami a De Chirico, a Dalì o a Magritte e per quell’accostare, in una stessa opera, oggetti disparati, senza connessione apparente ma che connessione trovano nelle profondità più remote dell’essere.
Come in De Chirico “l’uomo esce di scena. Ridotto a statua, a manichino, ombra e mero simulacro della figura”. Ma diversamente che in De Chirico, in Elba Rizzo, il manichino può esprimere simboli, sensazioni e pensieri. Non è una cosa, un oggetto tra gli oggetti. Gli stessi oggetti non conoscono la solitudine, l’immobilità, la stranezza e la anonimità che connota l’inquietante pittura metafisica di De Chirico. In Elba Rizzo domina pur sempre l’erotismo, la morte, il peccato, l’inganno, il desiderio, la passione che agitano la donna e di riflesso anche l’uomo.

Di Ignazio Alessi, da Elba Rizzo “I Manichini”

Di Lei hanno scritto:
Ignazio Alessi, Giovanni Cappuzzo, Luigi Fabbrini, Marcella Cantarello, Franco Sgroi, Antenori Campi, Luigi Bonetti, Michele Cennomo, Franca Pesenti, Albano Rossi, Mancuso.

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